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Nurachi: il Comune cerca un edificio per trasferire tutti i mobili della scuola del paese


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Paese

Dati Generali
Il paese di Nurachi
Nurachi è un Comune della provincia di Oristano. È situato a 7 metri sul livello del mare. Conta 1650 abitanti. Dista 7 km da Oristano. Il nome deriva chiaramente da Nuraghe, e fa riferimento ad un gigantesco nuraghe che era presente al centro del paese, di cui oggi restano solo poche tracce.
Il territorio di Nurachi
Altitudine: 0/13 m
Superficie: 15,94 Kmq
Popolazione: 1619
Maschi: 803 - Femmine: 816
Numero di famiglie: 573
Densità di abitanti: 101,57 per Kmq
Farmacia: corso Eleonora, 30 - tel. 0783 410150
Guardia medica: (Riola Sardo) - tel. 0783 410147
Carabinieri: (Riola Sardo) piazza Europa, 1 - tel. 0783 410222
Polizia municipale: tel. 0783 412085

Storia

NURAGHI o NURACHI, villaggio della Sardegna, così chiamato da un nuraghe, del quale si vedono gli avanzi nel mezzo dell’abitato, contiensi nella provincia di Busachi e nella Prefettura di Oristano entro il mandamento di Cabras.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 58' e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 34'.

Siede nel campidano arborese a poco più d’un miglio dalle sponde orientali del grande stagno di Ponti, ed ha alla parte boreale il fiume di Riola, alla parte avversa la palude del suo nome, e prossima a questa un’altra verso sirocco, per le quali acque, e moltissime altre che stagnano intorno al paese è grandissima l’umidità che vi si patisce: frequente, crassa e nociva la nebbia, da cui ingombrasi il suolo. Il calore è fortissimo nelle giornate estive se non sia temperato da qualche vento fresco o dall’imbatto, il freddo assai mi-te nell’inverno, e allora nelle più fredde notti appena si vede qualche sottile tavoletta di ghiaccio, e la neve

o non cade o per poco imbianca il suolo con leggero velo. La pioggia, come nella restante regione, è piuttosto scarsa, i temporali sono rari, e i venti non hanno ostacoli. L’aria è insalubre da sul finire della primavera sino a più che mezzo l’autunno per i molti miasmi che esalano da’ pantani apertisi nell’alveo del fiume, poichè si ruppe la corrente, e dalle vicine paludi.

La estensione territoriale del nuraghese non si può computare maggiore di miglia quadrate cinque o sei, tutta piana senza alcuna notevole gibbosità, senza altre depressioni, che quelle in cui stagna l’acqua in piccoli e grandi crateri. Mancano le sorgenti e devon bevere da’ pozzi quelli che non hanno cisterne.

In questa regione sono in gran numero le volpi, i conigli, e si trovano non poche lepri, pernici, tortori e varie altre specie di uccelli gentili, e nelle acque anitre, folaghe, ecc.

I bacini ne’ quali impaluda l’acqua non sono meno di diciannove. Da molti svanisce per evaporazione sotto i caldi raggi della primavera, da altri no, massime se l’inverno sia stato piovoso.

Essendo la superficie nurachese di circa tre mila starelli e di questi essendo coltivati solo 1600, il rimanente è occupato dalle acque ferme.

Di queste paludi la maggiore che indicammo all’austro dell’abitato, e che avrà più di un miglio in circonferenza è resa dalla credenza popolare un oggetto di terrore. Raccontano i pastori e contadini i quali nella notte vi passano o restano vicini, che tra il profondo silenzio si odono uscire dal fondo orrendi muggiti, e che spaventate da’ medesimi le bestie pascolanti nelle rive se ne fuggono spaventate. A spiegarne la causa vogliono quei semplicioni che in centro al bacino sia un passaggio al regno di Satanasso, e che uscendone o entrandovi faccian sempre i demoni quel rumore terribile. Persone d’immaginazione men fervida ristrinsero quel maraviglioso a un rumore che spesso vi si ode verso il centro; ma nessuno finora vi andò sopra uno schifetto a esplorare da vicino donde sia quel suono.

Quando comincia a comparire il fondo delle paludi essiccantisi e quando nell’autunno cominciano a sedervi un’altra volta le acque è tanto il fetore che ammorba l’aria dintorno, che non vi si può passare in prossimità senza odorare aceto aromatico. Secondo il vento che domina l’aria stessa delle case è appestata dall’effluenza delle quattro paludi più vicine.

Sono tante e così maligne le zanzare che nascono in queste acque, che non si può riposare nè di giorno nè di notte senza la precauzione delle zanzariere, e gli stessi uomini più duri non potrebbero ristorarsi col sonno se non lo aggravassero con larghe bibite di vernaccia. Tra un calore soffocante gli altri devonsi coprire con le lenzuola per preservarsi dagli aculei dolorosi che lasciano vestigie non subito cancellabili anche nelle cotenne non molto delicate. Cotesto tormento è maggiore in quegli anni, quando o non si disseccano, o tardano a vuotarsi le paludi propinque.

Quanto moleste agli uomini, tanto son esse perniciose al bestiame, al quale causa morbi fatali l’acqua corrotta di cui si dissetano ne’ tempi che fermenta in esse la malignità, e poi una certa lanugine che vegeta nel fondo scoperto, la quale non si può digerire dagli animali e massime da’ buoi.

Tutti questi incomodi e danni erano assai minori in altri tempi, quando i nurachesi erano meno infingardi e davano scolo a molti di questi bacini evacuandoli in un canale che metteva capo nel fiume di Riola. Allora quei crateri restavano asciutti anche d’inverno, erano seminati con molto profitto, e il prodotto dell’agraria del paese era maggiore dell’attuale di un buon quinto, perchè aveansi altri quattrocento starelli di terreno, e terreno fertile, quale da tutti si conosce il terreno di Lorissa. Poi non si volle più curare il canale, e le acque ristagnarono. Possa alcuno scuotere dall’inerzia quella buona gente, e riaprirsi il canale a incremento dell’agricoltura e per la sanità degli abitanti, e minor loro molestia.

Agricoltura. Il terreno de’ nuraghesi non ha minor virtù generativa, che altre regioni del piano arborese, dove le granaglie fruttificano copiosamente, le viti prosperano, e vegetano con molto lusso gli alberi.

Le quantità ordinarie della seminagione sono così come si notano, starelli di grano 600, d’orzo 150, di fave 40, di lino 20, di legumi 10.

La produzione suol moltiplicare le semenze, del grano al 10, dell’orzo al 14, delle fave al 12, de’ legumi al 6; e si hanno 15 fasci (di 12 manipoli ciascuno) di lino, da’ quali sono prodotte libbre 75, cioè libbre 5 di fibra da ogni dodici manipoli.

Le viti più comuni sono quelle che danno l’uva detta vernaccia, malvagia, moscato, negravera, semidano, alopus, lacornassiu, tenagi-rubiu, monica, corniola ecc.

La prosperità delle medesime non è minore, che altrove, la bontà de’ vini niente inferiore al vanto di quei di Solorussa e Sanvero Milis. Il mosto del vino comune si suol vendere a’ negozianti d’Oristano, e bruciasi in pochissima quantità per acquavite.

Ne’ chiusi sono piante fruttifere in gran numero, e le specie più frequenti, olivi, ficaje, susini, peri, pomi, albicocchi, peschi ecc. Gli olivi possono sommare a individui 6000, gli altri complessivamente a 10000.

In tutta la estensione territoriale si possono numerare 240 chiusi, l’area totale de’ quali si computa di circa 800 starelli. Ne’ medesimi si semina e alternatamente si tiene a pastura il bestiame domito.

Pastorizia. Questa è ristretta, e determinata alla seguente specificazione e numerazione; avendosi cavalli circa 70, buoi 600, pecore 2500, capre 100, giumenti 100. Le capre pascolano in altri territori, le pecore nel maggese e nel prato, le altre specie nelle tanche.

Il formaggio che si fa dal latte pecorino è di quel-l’ordinario, che dicono formaggio bianco, o di cantina.

Popolazione. Conta Nurachi circa 180 famiglie ed anime 660. Il movimento si può segnare nelle seguenti medie, di nascite 27, morti 20, matrimoni 4.

Le malattie più frequenti sono i dolori di punta nell’inverno; nell’estate poi e nell’autunno le febbri intermittenti e le perniciose. Molti patiscono di stomaco, e la mortalità si osserva più frequente nella minor età.

La professione generale è quella dell’agraria, alle altre essendo ben pochi applicati, i quali tuttavolta possono esser inclusi anche nella prima. Le donne lavorano in circa 150 telai.

Alla scuola primaria non concorrono più di dodici fanciulli.

Religione. I nurachesi sono compresi nella diocesi d’Oristano, e curati nello spirituale da due preti, il primo de’ quali ha il titolo di vicario.

La chiesa maggiore di arte antica ha suo titolare s. Giovanni Battista. Nel primo pilastro a destra di chi entra vedesi scolpito sulla pietra un nuraghe e sott’esso un pesce, e leggesi la seguente iscrizione,

Hoc est signum auctorit. Istius oppidi de Nurachi

dalla quale pare indicato che il nuraghe col pesce era il proprio sigillo di questo comune, e significato che l’antica comune professione de’ nurachesi era di pescatori sullo stagno di Ponti, già da’ medesimi dimessa e abbandonata ai Crabarissi. L’emblema del pesce trovasi pure nel bacino dell’acqua benedetta. Due sole date appariscon in questa chiesa, una nella fonte battesimale, dove leggesi – Anno Domini IIO78 (forse MO78), l’altra nel campanile MO28, con cifre romane e arabiche insieme.

Le chiese minori sono due, una presso la parrocchia che serve di cappella od oratorio a’ confratelli del suffragio delle anime; l’altra rurale che è nominata da’ ss. Giusto e Pastore, e dista dal popolato di circa mezz’ora.

Vuolsi che questa chiesa appartenesse a un monistero o convento, e che intorno alla medesima fosse una piccola popolazione.

La parrocchiale di Nurachi ha giurisdizione per antichi titoli, ora ignorati, sopra la chiesa di s. Giovanni di Sinnis, la quale cominciò a rovinare nel 1826, e sopra un’altra cappella, appellata di s. Giacomo, e già distrutta totalmente, ambe ne’ salti di Cabras.

Presiedeva parimenti il paroco de’ nurachesi in altre due chiese rurali, comprese ne’ territori di Riola, una che era intitolata da s. Anna, l’altra da s. Quirico, delle quali sono tuttora visibili le vestigie.

Le principali sacre solennità sono per il patrono s. Giovanni Battista, per s. Lucia v. e m., e per i santi martiri Giusto e Pastore. Ogni festa è allegrata da pubblici divertimenti, principalmente da quello della danza al suono delle canne; l’ultima è più frequentata per lo spettacolo della corsa.

Egli è forse stato che il territorio di Nurachi avesse limiti più estesi che al presente, e che essendosi parte de’ terreni occupata da’ riolesi, il parroco abbia conservata la giurisdizione sopra le due chiese, che sono ora in quel di Riola; e in rispetto a quella di s. Giovanni di Sinnis è assai probabile, che gli abitanti di quel paese siansi ritirati in Nurachi, che era luogo più sicuro nelle repentine invasioni de’ barbari, perchè il parroco ebbe diritto su quella chiesa, che era stata de’ novelli suoi parrocchiani, e il comune la proprietà sul territorio de’ loro ospiti, che poi fu usurpato o legittimamente acquistato dal comune di Cabras.

Nurachi dista da Oristano miglia 5 poco più, da Cabras 3, da Riola e da Baratili un po’ più di un miglio, e si va per vie piane, però molto fangose nell’inverno per non piccoli tratti.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Nurachi
24 Giugno: San Giovanni Battista, festa del Santo patrono - Riti Religiosi e festeggiamenti civili
9 Agosto: San Giusto e San Pastore
28 Agosto: Sant' Agostino - Riti religiosi che comprendono la processione che conduce il simulacro del Santo nella Marina di San Giovanni dove rimarrà soltanto un giorno.
11 Novembre: San Martino
13 Dicembre: Santa Lucia